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Non possiamo accettare anche questo! maggio 29, 2009

Posted by adsdc2009 in News.
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“Alessandro Fasolo ha scritto
alle 18.02 di ieri
http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/SACCONII-GIOVANI-DEVONO-ACCETTARE-QUALUNQUE-IMPIEGO/news-dettaglio/3671062

Alè, dopo Vespa Sacconi”

Se Vespa era un caso, se Gelmini era un caso… Sacconi è ancora un caso? o ci troviamo – come appare probabile   dinnanzi a una precisa strategia che tende a “chiudere” gli spazi della comunicazione in Italia delegittimandola?

Chiudere gli spazi della comunicazione in Italia signica  più omologazione e meno libertà di espressione per tutti.

Mi pare infine che l’accelerazione verso la costituzione dell’Adsdc-Italia sia a questo punto d’obbligo.

Attendo su http://www.adsdc-italia.it  le vostre considerazioni.

Luigi Pilloni

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Commenti»

1. Umberto - maggio 29, 2009

Ci si mette pure Sacconi!! Comincio a pensare che sia tutta una grande cospirazione architettata dai politici in colleborazione con i media. Forse hanno paura che le nuove generazioni di comunicatori possano avere più difficoltà a piegare la testa di fronte alle ingerenze dei poteri forti. La verità è che la classe politica teme di essere sbugiardata, che le loro magagne possano venir fuori… Insomma, vogliono evitare un atro ’92, quando tangentopoli provocò il crollo dei partiti che da 50 anni si spartivano il potere. Ora basta! Da studente di Scienze della Comunicazione, che tanto sta faticando per conseguire la tanto agognata laurea, chiederei a tutti un po’ di rispetto per questo corso di studi, che spesso forma delle menti preparate a tutto tondo da immettere nel mondo del lavoro!

2. alessandro - maggio 29, 2009

E’ dunque chiaro che la strategia in Italia sia quella (ma forse la situazione è già tale) di rende il mondo dell’informazione un mondo elitario, al quale possono accedere solo coloro che hanno il privilegio di farne parte. Come associazione credo che il nostro impegno debba essere quello di batterci perchè ci sia libero accesso agli spazi della comunicazione e penso sia necessario evitare di diventare a nostra volta una corporazione, come tutti gli ordini professionali vari ed eventuali che popolano questo paese

3. Rinaldo - maggio 29, 2009

Avete verificato la fonte? Se è vera il copione è sempre lo stesso, prima lo screditamento poi il bavaglio per i non allineati… noi laureati in scienze della comunicazione siamo cortesemente invitati a fare tutto tranne che occuparci di quello che sappiamo fare evidentemente…molto bene. Ci vuole una grande mobilitazione!!! Io propongo una manifestazione nazionale che coinvolga quanti in Italia fanno comunicazione… vediamo quanti saremo.

4. Lisa - maggio 29, 2009

In periodi di crisi,un giovane senza esperienza, anche se in possesso di un buon titolo di studio (in comunicazione o altro), così come tutti, dovrebbe accettare ogni tipo di lavoro perché, in effetti, le cose importanti sono l’indipendenza e la sopravvivenza. Così facendo dimostra maturità e senso pratico. Certamente non è corretto e non è tollerabile pensare che questo diventi la norma. Altrimenti a cosa vale studiare e faticare tanto per conquistare competenze specifiche? Un ministro poi dovrebbe cercare di fare considerazioni che mirino a trovare soluzioni e non a tappare buchi. E soprattutto evitare di riferirsi a settori particolari del sapere come se ce ne fossero di serie A e di serie B.

5. Federica - maggio 29, 2009

credo che la miglior risposta a questo continuo insulto verso i comunicatori sia lavorare ancora di più e meglio.
non solo proseguire verso il cammino dell’associazione (passo indispensabile per veder legittimata la nostra professionalità), ma anche dimostrazioni del valore accademico e professionale dei laureati SdC.
Sarebbe bello incentivare incontri trasversali ai due mondi, università e lavoro, per aprire vere e proprie tavole rotonde su quanto, come e perché un comunicatore professionista aggiunga valore alle imprese di oggi.. (e magari invitare anche l’onorevole ministro Sacconi!!!).

6. Federica B. - maggio 29, 2009

Vorrei spiegare a Sacconi che i miei genitori hanno speso oltre 11.000 euro in tasse universitarie per pagare le mie lauree triennale e specialistica in SdC (senza calcolare le spese di vitto, alloggio, materiale didattico e trasporto), mentre io per aiutarli ho lavorato nel corso degli studi e tutte le estati! Adesso mi trovo in Danimarca, come tirocinante Mae-Crui (non remunerata) presso l’ambasciata di Copenaghen, lavoro tutti i w-end e qualche volta anche durante la settimana per sostanziare questo titolo di studio apparentemente sempre più svalutato dalle nostre istituzioni, dai nostri giornalisti e da tutte quelle persone che stanno dimostrando di non avere idea di quanto importante sia il nostro “mestiere”.

Sono esterefatta, amareggiata e delusa. Chi non è figlio di Sacconi e non può sposare quello di Berlusconi il “qualsiasi lavoro” lo fa praticamente da quando è nato PER NECESSITA’, in modo da potersi finanziare tirocini che non vengono remunerati!!!! Che questi signori si vergognino e chiudano la bocca una volta per tutte,

7. Gianluca - maggio 29, 2009

L’affermazione di Sacconi è come al solito incoerente. Per questo motivo vorrei porgli le seguenti domande:
1) Quale lavoro, se il numero dei disoccupati ormai ha superato il numero degli occupati ?
2) Se i giovani accettano qualsiasi lavoro, ovvero tutti i lavori precari, mal pagati e di basso profilo che si possono eseguire senza alcuna formazione, i capofamiglia cinquantenni che perdono il lavoro, quali probabilità hanno di trovare un altro lavoro in tempi brevi e di sopravvivere ?
3) Quali sono, oggi, le lauree che offrono una occupazione sicura e coerente con il titolo acquisito?
Cosi vedremo se riesce a rispondere a queste domande senza contraddirsi.

Sara - maggio 29, 2009

Sono pienamente d’accordo!
Non capisco perchè i laureati dovrebbero accettare quaklsiasi lavoro. Se è così, era meglio che non studiavo e non facevo tutto questo iter che secondo loro vale ben poco.
Prima creano le facoltà e poi le screditano.
Sono furibonda! Invece di sparare critiche che rendessero possibile piuttosto un collegamento FORTE tra università e mondo del lavoro.
Inoltre più specializzazione …e basta con questi corsi universitari con un fine sempre vago.

8. Claudio - maggio 29, 2009

Mi scuso fin da ora per la lunghezza di questo post. Mi chiamo Claudio Fattibene, oggi compio 26 anni, gli ultimi sette dei quali trascorsi a studiare e a cercare di capire come essere utile alla odierna società della comunicazione e devo ancora trovare delle risposte. E’ da quando mi iscrissi all’omonima facoltà dell’Università di Teramo che vengo relegato un esponente di una materia di serie C solo perchè io ero in grado di sostenere 2 esami in un giorno mentre quelli di Giurisprudenza ne facevano 2 all’anno Scienze delle merendine, ecco come era giudicata la mia facoltà. Arrivato a studiare a Pavia le cose non è che siano cambiate di molto, ma almeno nella mediocre variabilità di oggi sono cambiati i detrattori: non me la vedo più con gli avvocati ma con gli ingegneri.”Sai Claudio, non ho mai capito cosa fate voi comunicatori, di cosa vi occupate?”. Devo ammettere che col tempo ho sviluppato potenti anticorpi verso questo tipo di considerazioni, e quindi:

1) agli ingegneri e agli informatici dico che per fare quello che dovete fare dovete passare per logica calcolo, Aristotel e Pitagora, e quindi entrate nel mio campo CHE E’ ALLA BASE DEL VOSTRO!

2) a chi studia lettere moderne e classiche dico che io tento di portare avanti il mondo E NON GUARDO SOLO ED ESCLUSIVAMENTE INDIETRO!

3)Infine al caro Sacconi dico un cosa molto semplice. C’è sempre qualcuno che ha il potere da qualche parte e che comanda sugi altri. Ebbene questo qualcuno non è certamente un medico, nè un ingegnere, nè uno scienzato politico, nè un matematico, nè un fisico, nè un economista: è sicuramente un COMUNICATORE e la storia degli ultimi 80 anni avalla la mia tesi senza possibilità di confutazioni. Lo so, è un post estremo, ma con me cascano male perchè se la società discrimina i dottori in scienze della comunicazione non vedo perchè io non possa fare altrettanto.

Un saluto a tutti.

Claudio Fattibene

Università degli studi di Teramo 2006
Università degli studi di Pavia 2009

9. Barbara - maggio 29, 2009

Queste affermazioni sono figlie di un retaggio culturale tipicamente italiano. Nel Nord Europa e in America le tematiche affrontate nella nostra facoltà sono considerate i temi centrali della società moderna, e le leve dello sviluppo futuro. In Italia purtroppo l’arretratezza delle logiche di mercato e dell’informazione è una barriera ancora pressochè invalicabile: sono tanti i miopi che, come Sacconi, si lasciano imbrigliare dagli stereotipi e dai preconcetti dell’epoca passata. La mentalità italiana è deludente, ne convengo… siamo sempre gli ultimi a comprendere e assecondare i cambiamenti sociali… Sono dell’idea che se vogliamo dare una scossa a questa “vecchia signora” che è l’Italia dobbiamo cominciare ad agire invece che a “brontolare”. Condivido dunque la proposta di farci sentire in piazza o in altre sedi: non sussurriamo, facciamo sentire la voce della comunicazione!

10. Francesco - maggio 29, 2009

per quanto mi riguarda …vado avanti e tranquillo…non son certo le loro parole che mi fermeranno…anzi… accelerazione verso la costituzione dell’Adsdc-Italia necessaria..pienamente in accordo…diamoci da fare…

11. Giovanni Mària - maggio 29, 2009

Vergognoso. Siamo in tanti ad aver studiato Sdc e ad aver buttato sangue per avere dei buoni risultati. E poi, cosa succede, un ministro da quattro soldi “miracolato” per aver ottenuto un posto per cui non ha dimostrato nemmeno di meritarselo equipara la nostra laurea ad un vecchio straccio in disuso che non serve a niente. L’Italia ha bisogno di una lezione di ministri e parlamentari giovani che sappiano di quello che parlano e non facciano solo retorica e parole buttate lì a caso e gonfie di smentite. Dobbiamo assolutamente accelerare e creare questa associazione bisogna che ci facciamo sentire. Bisognerebbe organizzare un pò meglio le nostre idee e portare a termine questa grandiosa iniziativa che potrebbe cambiare le carte in gioco con un partner così importante che potrà porsi contro tutte quelle istituzioni che cercano di delegittimare il nostro titolo di studio. Spero ci siano delle iniziative.

12. Elisa - maggio 29, 2009

Mi trovo d’accordo con Gianluca. Conosco decine di universitari che faticano per conseguire lauree totalmente diverse. Quando qualcuno ci chiede che facoltà facciamo, qualunque essa sia ti guardano come se fossi già destinato alla disoccupazione. Perchè pare che non possiamo diventare nè psicologi, nè pubblicitari, nè giornalisti, nè insegnanti, nè artisti, nè architetti, ecc…allora perchè abbiamo studiato tanto? Perchè ci hanno fatto credere che la laurea è fondamentale?
Mi rifiuto, dopo aver sudato sui libri per anni, di andare a fare un lavoro schifoso, l’ho già fatto in questi anni. Non pretendo di iniziare dall’alto, ma neanche da sottoterra. L’università dovrebbe costituire parte della gavetta, o cambiare completamente.
E noi comunicatori? Ci ritroviamo a farci ridere dietro, e penso che tutti siano stanchi quanto me. Non mi giustifico più, ho scelto quello che amavo come tutti dovrebbero fare.
So che andrà bene.
E dimostrerò che l’impegno paga, a prescindere dalle critiche affatto costruttive.

13. Consuelo C - maggio 29, 2009

Ma possibile che noi “scienziati della comunicazione” siamo tutti così stupidi da esserci lanciati in una professione (o almeno..così stupidi da aspirare ad un professione..) così bistratata??
E’ evidente che noi ci crediamo..noi crediamo di poter essere utili alla società , non certo meno di chi ha studiato economia o altre cose..
Ma questi politici non hanno niente da fare?? ricordiamoci che le lauree in scienze della comunicazione le regalano a cantanti e ai piloti del motogp..mentre io, e altre migliaia di persone abbiamo dato esami su esami..
Mi chiedo..ma è il mondo che va a contrario…o sono io he non ho capito niente del mondo?

14. simone - maggio 29, 2009

Lasciamoli parlare.
Ormai e’ diventato un vezzo intellettuale quello di sputare fango su Scienze della comunicazione.
Io vado fiero dei miei studi che mi hanno regalato subito dopo la laurea uno stimolante posto di lavoro in un’ azienda farmaceutica, settore dove del marketing in generale e della comunicazione in particolare c’ e’ un’ assoluto rispetto.

15. Ale - maggio 29, 2009

Credo, come ha affermato giustamente Umberto, che al giorno d’oggi chi esce da Scienze della comunicazione è maggiormente preparato a smascherare le truffe, le ipocrisie e le falsità del mondo politico come di quello economico. Il nostro è uno dei percorsi maggiormente al passo coi tempi, fondamentale nel contesto del villaggio globale e dell’era di internet, noi siamo educati a vedere fra le righe, perchè conosciamo benissimo quali sono le strategie che le personalità pubbliche utilizzano per ipnotizzare i cittadini, conosciamo benissimo gli strumenti utilizzati e quelli utili a contrastarli. Probabilmente questo può anche essere fastidioso per chi ha qualcosa da nascondere o sa di non avere la coscienza a posto. Converrà dunque tener i comunicatori fuori il più possibile dai loro spazi d’azione..a fare i corrieri, a portare il caffè in redazione, ad aspettare vanamente la chiamata (o il contratto ),convincerli a desistere, lasciando che mondi come quello del giornalismo si chiudano sempre più in sè stessi, in un via vai di favori e conoscenze. I comunicatori lasciamoli fuori..
Solo in Italia!!
Nel resto del mondo la comunicazione ha un ruolo guida, in ogni campo, e gli esperti sono continuamente chiamati in causa per fare luce sui problemi e le incongruenze del mondo contemporaneo. Escluderli significa rimanere indietro e incentivare la cattiva politica, il cattivo giornalismo e gettare il buio sulla verità.
Dobbiamo farci sentire. E’ necessario mettere in evidenza, dimostrare il carattere di falsità di tanta retorica e buonismo diffusi dall’alto. Ripeto, mettiamoli alla berlino perchè ne abbiamo gli strumenti.

16. marta - maggio 29, 2009

Che dire…sempre più delusa da cio che accade in Italia.
Ho studiato scienze della comunicazione a Perugia e dopo sei mesi Erasmus a Parigi ho capito che proprio non valeva la pena tornare.
Qui in Francia i comunicatori hanno una posizione prioritaria all’interno di qualsiasi azienda e se vuoi tentare la carriera giornalistica non hai bisogno che tuo padre o tuo zio o tuo trisnonno ti abbiano già spianato la strada…
Attualmente sono al primo anno di specialistica in un’università parigina (dove tra le tante ho pagato solo le tasse d’iscrizione e non la botta che ogni anno dovevo subire in Italia non avendo diritto alla borsa di studio!) e sto facendo uno stage in un’azienda (rigorosamente remunerato….cosa che in Italia …what????) perché qui la formazione dopo la triennale prevede sei mesi di corsi e sei mesi di pratica in azienda.
Purtroppo devo ammettere a malincuore che in un anno ho studiato il triplo che in tre anni a Perugia e che veramente sto sputando sangue per avere il mio diploma…e che cio che facevo in Italia era una barzelletta a confronto….(questo purtroppo devo dirlo, non me ne vogliate ma é cio che sto constatando)..
Ma sono d’accordo con tutti voi che dev finire una volta per tutte la sciocchezza che scienze della comunicazione eguivale a scienze delle merendine e che la nostra laurea non serve a un cavolo e chi più ne ha più ne metta….trovo tutto cio molto triste visto che nel resto d’Europa le nostre professioni hanno un peso e una considerazione rilevanti.
Ho sempre pensato di tornare in Italia alla fine del mio percorso…ma vedo che le cose non stanno cambiando…penso proprio che con queste basi posso iniziare a pianificare un roseo futuro all’estero…
Amarezza….

Giovanni - maggio 29, 2009

Vedi Marta, la tua esperienza così significativa non può venire esportata torna in Italia determinata e lavora con Noi:-)

17. Marina - maggio 29, 2009

Il commento di Ale è perfetto:
-smascherare le truffe, le ipocrisie e le falsità
-noi siamo educati a vedere fra le righe
-questo può anche essere fastidioso per chi ha qualcosa da nascondere
-Converrà dunque tener i comunicatori fuori il più possibile
-Escluderli significa rimanere indietro e incentivare la cattiva politica, il cattivo giornalismo e gettare il buio sulla verità.

Colpisce dove c’è da colpire a destra quanto a sinistra…bravissimo!!!

18. Giovanni C. - maggio 29, 2009

Io, come tutti voi, sono molto seccato dai continui, negativi, riferimenti al nostro titolo di studio. La verità è che la nostra facoltà offre una preparazione molto generale e molto vaga per chi non la frequenta con serietà. Anche i meno indicati ad ottenere una laurea possono arrivarci studicchiando e questo getta discredito sul corso in sè ma, d’altro canto, nessuno bilancia la cosa pubblicizzando la grande preparazione che riceve chi studia seriamente questa materia. Materie come la Semiotica o la Logica possono apparire molto vaghe a un profano e di sicuro non servono a niente se studiate sommariamente ma, nessuno dice di quanto siano fondamentali all’interno di un contesto di costruzione della capacità di comunicare con i giusti strumenti, che è lo scopo della nostra facoltà. Il ministro Sacconi è l’ennesimo affronto al nostro impegno che, non sarà quello degli studenti di Medicina, ma di certo non merita questo genere di denigrazione che affossa ulteriormente le nostre già fiacche possibilità di trovare lavoro in un paese nel quale LORO PER PRIMI (ministro Sacconi compreso, essendo ministro del welfare) non riescono in uno dei loro principali intenti, quello di creare posti di lavoro. Una affermazione non abbasserà il numero di posti ma di certo non aiuta.

19. Daniele - maggio 29, 2009

Perchè creare dei sistemi organizzativi caratterizzati da comunicazione,trasparenza e chiarezza? Perchè le organizzazioni dovrebbero essere responsabili e coinvolte a fidelizzare i propri lavoratori attraverso una mission e una strategy chiara e senza vicoli oscuri? Perchè rendere partecipi i cittadini di quello che succede nel paese attraverso un’informazione libera e scrupolosa? Noi siamo solo un grande ostacolo a tutto ciò e finchè non ci sarà la volontà di far funzionare questo cavolo di paese come cristo comanda noi saremo solo dei semplici laureati in Scienze della Comunicazione e non delle potenziali soluzioni alla crisi dei sistemi!!!!!!!

20. Roberto - maggio 30, 2009

Una generazione di persone, che possa avere un decimo delle armi con cui soggiogano ampie fette di pubblico, è qualcosa che sicuramente può infastidire chi fa della comunicazione il proprio cavallo di battaglia. Screditare chi ha queste competenze sembra una tecnica volta a riaffermare ancora una volta la civiltà in cui la spirale del silenzio è struttura portante e occulta.
“Il più grande inganno del diavolo e stato far credere che non esista” si diceva ne “i soliti sospetti”. La metafora funziona anche qui, se nessuno ha i mezzi per vedere il diavolo nessuno potrà porvi rimedio.

21. Federico Rocchi - maggio 30, 2009

Se non avessi studiato a Scienze non avrei studiato la Costituzione della Repubblica, la storia degli ultimi cinquant’anni, gli elementi base della psicologia e della sociologia, non avrei idea del concetto di opinione pubblica e di welfare: il problema sta nel fatto che Scienze, perlomeno quella di Uniroma1, fornisce tutti quegli strumenti che dovrebbe essere obbligatorio conoscere per fare politica. Forse questo a Sacconi non va proprio giù. Ci si chiede, comunque, come mai i rettori e i presidenti di facoltà non replichino mai.

22. fabris - maggio 31, 2009

Cara Marta forse tu studiavi poco in Italia, stai tranquilla che io studiavo non meno di sette ore al giorno! Quindi non generalizziamo…per il resto…la nostra laurea è equivalente a quella di economia e più di scienze politiche, lettere, sociologia come difficoltà e preparazione! Naturalmente con la proliferazione dei corsi la loro svalutazione riguarda tutti e non solo comunicazione. La colpa è dei rettori se hanno voluto dei corsi di laurea anche in paesini di 5000 abitanti! E’ questa la tragedia! Prima l’università era una cosa seria oggi fa ridere! Dieci anni fa comunicazione era considerata tantissimo, oggi, siamo arrivati a questo punto!

23. LUCIANA - giugno 2, 2009

Come al solito la nostra laurea non viene mai presa in considerazione…per loro contano solo le lauree collegate alle caste…e il risultato è sotto tutti gli occhi di tutti…parlano tanto di fughe di cervelli all’estero..ma è ovvio se a casa mia non vengono riconosciuti i miei sforzi e le mie conoscenze me ne vado..tanto basta attraversare le alpi per essere riconosciuti come professionisti.

24. Marta - giugno 2, 2009

…non mi sembra il caso di mettersi a discutere le ore di studio…io ho detto solo una mia opinione…frutto di una constatazione!…e poi più che di ore di studio parlavo di un sistema completamente diverso dal nostro che ti obbliga ad andare a lezione tutti i giorni e a fare compiti a casa come al liceo….ma non é questo il punto..
…e non ho nemmeno mai detto che la nostra laurea non é equivalente a economia etc…
nel post che ho lasciato credo che la mia posizione sia ben chiara a riguardo…

25. Marta - giugno 2, 2009

E dieci anni fa la comunicazione era considerata tantissimo??????………(cosa vuoi dire?)

fabris - giugno 4, 2009

Mi riferivo a Scienze della Comunicazione come corso di studi. Dieci o quindici anni fa in Italia c’erano pochi corsi e si accedeva quasi completamente tramite dei test d’ingresso. Entravano solo i migliori e le imprese assorbivano subito questi laureati. Oggi ci sono corsi di comunicazione, ma non solo, ovunque anche in piccoli paesini e questo non fa che peggiorare la nostra situazione!
Cmq sono sicuro, come dici tu, che la situazione in Francia sia migliore!

26. luigi - giugno 5, 2009

Rispondo a Fabris. Non mi risulta che sdc sia diffusa nei “piccoli paesini” (ci fai qualche nome?) la realtà da Padova a Cosenza passando per Milano, Pavia, Bologna Urbino, Cagliari, Roma, Perugia, Napoli, Salerno (solo per fare qualche nome e scusandomi per i tanti Atenei non citati) e di una qualità diffusa in maniera omogenea in tutto il territorio nazionale: questo per dirti che l’eccellenza è la normalità e non il contrario. Ciao

27. Marta - giugno 5, 2009

…dieci quindici anni fa i corsi di laurea in comunicazione vedevano la luce…non presentavano ancora materie ben chiare..sono stati un rifugio per tutti coloro che rincorrevano il sogno di diventare giornalisti e di avere un mestiere nel mondo della televisione…ahimé per poi scoprire che non bastava questa laurea per diventarlo!…Scienze della Comunicazione ha fatto il boom di iscritti..
Con il tempo i corsi di laurea si sono affinati ed adesso esistono delle formazioni veramente interessanti..ma l’Italia é ancora lontana dal poter offrire un lavoro attinente ai suoi laureati in questo campo..
Questa é la mia personale opinione.
…inoltre non si registra presenza di Atenei in “piccoli paesini”…..

28. Le parole impresse - giugno 10, 2009

Che piacere leggere tutti questi messaggi. Ieri credevo di essere solo ad arrabbiarmi di come ci trattavano politici e media. Ora so che siamo in tanti e ci stiamo associando per farci sentire. Bellissimo 🙂


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