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Castells: crisi, comunicazione, cambiamento giugno 27, 2009

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Nella pagina economica del Corriere della Sera di Venerdì 29 Maggio 2009 oltre alle notizie sulle schiarite intraviste da Obama sulla crisi mondiale e alla “svolta di Aol” che cerca di invertire la sua performance legata alla fine della bolla speculativa e all’evoluzione della “new economy informazionale”, compare a Firma G.Ra un bell’articolo – quanto mai opportuno e premonitore – su Manuel Castells (sociologo ed economista) che, ospite della Fondazione Corsera è stato invitato a esporre la sua visione sul tema “Dalla follia Finanziaria alla politica della speranza”.

 

Schematizzare in poche battute la monumentale ma intellettualmente molto stimolante visione di Castells è opera piuttosto complicata (se non l’avete ancora fatto credo sia importante, per quanti operano nella comunicazione, leggere il suo libro “la nascita della società in rete”- facente parte di una trilogia – nel quale espone ampiamente il suo paradigma della tecnologia dell’informazione e le ricadute che ha sull’economia del lavoro (cosa si perde e cosa si guadagna) sulla “virtualità che diventa reale” e sulle nuove dimensioni spazio/tempo che ci vede nel bene o nel male protagonisti di un sempre più piccolo mondo globalizzato.

 

Nel citato articolo, secondo Castells da questa crisi ci salveranno la politica e l’innovazione tecnologica. O meglio: salveranno l’America, non l’Europa, perchè? Perchè l’America crede nella politica di Obama mentre l’Europa ha nei confronti dei  propri politici  una fin troppo conclamata sfiducia: la scarsa affluenza alle ultime consultazione elettorali dei cittadini europei/italiani danno ampia dimostrazione in tal senso ovvero della cesura netta, tra elettori e i variegatamente eletti politici. Se è vero che la crisi coinvolge tutti è altrettanto vero che alla “buona comunicazione” è affidata la sorte di questi Paesi -Italia compresa. In conclusione, Castells afferma che la comunicazione (nell’accezione più ampia) è cambiata: nell’ADSdC siamo perfettamente consci di questo, così come siamo consci che questa tendenza al cambiamento subisce da sempre in Italia (più che in Europa) un forte ed inopportuno rallentamento.

 

Proviamo ora a estendere il pensiero di Castells: la crisi è figlia della cattiva comunicazione, che provoca una cesura con la classe politica. Cambiare la comunicazione porta nuova trasparenza, nuove regole, nessuna elusione e ha come conseguenza la ricomposizione virtuosa del sistema cittadini/economia/politica. Ergo, per uscire dalla crisi si deve in primis spingere  la Comunicazione al cambiamento. 

Luigi Pilloni

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DDL Intercettazioni: essere o non essere? giugno 25, 2009

Posted by adsdc2009 in News.
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deserto

Di Alessandro Fasolo

Mi è stato chiesto dal gestore di questo sito di scrivere un breve articolo a proposito degli effetti che la legge cosiddetta “sulle intercettazioni” avrà, qualora non venisse approntata alcuna modifica, sul mondo italiano della rete. Cominciamo innanzi tutto dalla modifica (integrazione) che viene apportata all’articolo 8 della legge sulla stampa, che introduce l’obbligo di rettifica entro quarantotto ore anche per i cosiddetti “siti informatici”. Innanzi tutto è ambigua la denominazione “siti informatici”: mentre in precedenza la legge riguardava le sole testate telematiche, introducendo dunque una differenziazione tra il condurre un’attività ai fini di lucro e una amatoriale, la nuova definizione abbraccia anche tutte quelle espressioni della comunicazione in internet che svolgono un qualche ruolo di diffusione e divulgazione di notizie, dunque anche siti, blog, forum. Emergono a questo punto una serie di problematiche che il ddl non chiarisce: in che modo deve avvenire la richiesta di rettifica? Come può essere ritenuta efficace tale richiesta dato che è possibile in vari casi aprire un blog o un sito senza fornire dati personali o al più fornirli falsi? Come può il gestore del “sito informatico” stabilire se colui che gli inoltra la richiesta di rettifica sia effettivamente danneggiato e soprattutto se sia legittima la sua richiesta, avendo per questo ultimo caso solo due giorni a disposizione per effettuare delle verifiche? Per non addentrarci eccessivamente nelle contraddizioni giuridiche di questo provvedimento vi rimando all’analisi fatta da Elvira Berlingieri a questo indirizzo http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/12/ddl-intercettazioni-tanti-dubbi-sulla-rettifica  . Un altro provvedimento che voglio evidenziare, in quanto lo considero collaterale, è l’articolo 50 bis del cosiddetto “pacchetto sicurezza” approvato di recente. Questo articolo riguarda la “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”. In sostanza, su segnalazione dell’autorità giudiziaria, il Ministro dell’Interno può richiedere ai fornitori di connettività l’oscuramento di blog e siti qualora ci siano gli estremi; . L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per l’ apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali. Ho voluto collegare i due provvedimenti perché qualora un individuo decidesse di esprimere il proprio dissenso verso una legge, come quella di cui si discuteva sopra, a mezzo internet incapperebbe in sanzioni che possono essere definite “severe”. Dal punto di vista del comunicatore, quello a cui si assiste è un tentativo anche se maldestro di irreggimentare un fenomeno, quello dei blog in particolare, che fin’ora aveva goduto della più ampia libertà e autoregolamentazione. Poiché esistono molti punti oscuri, in particolare per quanto riguarda la definizione di persona fisica responsabile delle pubblicazioni su un blog, è probabile che nei mesi successivi si arrivi ad una disciplina riguardante anche tutti quegli aspetti lasciati in sospeso da questo ddl, è sto pensando per esempio ad un possibile obbligo di identificazione per tutti coloro che vorranno pubblicare un blog. Inoltre, l’obbligo di rettifica entro la quarantotto ore scoraggia, a mio parere, l’attività degli attuali ma anche dei futuri blogger, che è “amatoriale” per definizione. L’unico modo per aggirare un tale provvedimento sembra essere quello di disporre la cancellazione di tutti i commenti ogni due giorni, cosa che però renderebbe totalmente aleatorio e privo di significato un qualsiasi scambio di idee a mezzo web. Per quanto riguarda invece gli effetti del ddl sulle intercettazioni sulla stampa, la questione è molto semplice: è prevista introduzione di un nuovo reato, quello della pubblicazione di intercettazioni per le quali “sia stata ordinata la distruzione” per il quale si prevede il carcere da uno a tre anni. La stessa sanzione è stabilita per la pubblicazione di intercettazioni riguardanti terzi estranei alle indagini e “irrilevanti”. Gli editori che pubblicheranno atti o intercettazioni in divieto degli obblighi di legge saranno multati. Infine viene previsto il divieto di pubblicazione di nomi o immagini di magistrati “relativamente ai procedimenti e processi penali a loro affidati”, fatto salvo il caso in cui l’immagine non sia indispensabile al diritto di cronaca. Da molti questa è ritenuta una grave violazione del diritto di cronaca ed in particolare dell’articolo 21 della Costituzione, il quale recita “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.” Impedire a priori una pubblicazione è sempre sbagliato perché limita la libertà di informazione: nella giurisprudenza angloamericana un provvedimento come questo sarebbe ritenuto impensabile, in primo luogo perché ci si affida al buonsenso del giornalista, in secondo luogo perché se effettivamente è stato commesso un reato toccherà ad un giudice stabilirlo e comminare una pena al responsabile in base all’entità della colpa.

Alessandro Fasolo, Università di Padova

Pubblicità Progresso. Concorso sulla Creatività responsabile giugno 24, 2009

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PubblicitàProgresso

 

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo, quanto segnalatoci da 

 Marcella Semenza

 

Vorrei portare alla vostra attenzione

Il Volto Nuovo della Comunicazione Sociale, la terza edizione del concorso rivolto ai giovani promosso dalla Fondazione Pubblicità Progresso (www.pubblicitaprogresso.org )

-Il tema: CREATIVITÀ RESPONSABILE

– Premi: Premi speciali per i vincitori, visita la sezione premi sul sito della Fondazione

– Scadenza consegna elaborati: 4 ottobre 2009 (è preferibile che l’iscrizione avvenga entro il 30 giugno)

– Maggiori info:http://www.pubbliprogresso.it/concorso_vncs09/index.html

Contatti: Marcella Semenza – Koinètica, Partner per lo sviluppo e la comunicazione della Responsabilità Sociale Via Settembrini 9 – 20124 Milano – tel. 02.6691621 / 02.67078256 fax 02.67380608 – mail m.semenza@koinetica.net .

Bianco o Nero giugno 19, 2009

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scPrendo spunto dal post di Alessandro per cercare di sintetizzare – spero obiettivamente – quanto è successo alla Camera qualche giorno fa sul ddl intercettazioni. Hanno votato a favore 318 deputati mentre 224 sono stati i contrari più un’astensione. Maggioranza e opposizione si sono scontrate duramente senza  possibilità di trovare alcun tipo di mediazione. 

Per la maggioranza:

-Basta a questa sorta di grande fratello non regolato.

-Finalmente ci sarà il divieto di pubblicare le intercettazioni (fino alla conclusione delle indagini preliminari)

 Per l’opposizione: 

la legge è vergognosa per uno stato democratico.

È una legge che prevede per i giornalisti il carcere da 6 mesi a 3 anni (probabilmente sanabili con una pena pecuniaria) 

Poi c’è internet dove il filtro può arrivare fino all’oscuramento in caso di reato grave. Comunque vada, non dimentichiamo che trattandosi di decisioni prese a maggioranza tali decisione vanno rispettate da tutti gli italiani. Infine, credo di non sbagliare nell’attribuire a Bateson la seguente scenetta:

-Aula di tribunale: “la parola all’imputato” il quale espone la sua versione dei fatti. Terminato il racconto, il giudice a voce alta “ha ragione”, e dà la parola alla parte offesa che espone una tesi assolutamente contraria. Anche questa volta il giudice a voce alta “ha ragione”. Dal pubblico uno spettatore stizzito: com’è possibile che abbiano entrambi ragione! Il giudice ci pensa su e tranquillamente risponde: “ha ragione anche Lei”…

Da Tetris

Dite la vostra!

ok