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DDL Intercettazioni: essere o non essere? giugno 25, 2009

Posted by adsdc2009 in News.
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deserto

Di Alessandro Fasolo

Mi è stato chiesto dal gestore di questo sito di scrivere un breve articolo a proposito degli effetti che la legge cosiddetta “sulle intercettazioni” avrà, qualora non venisse approntata alcuna modifica, sul mondo italiano della rete. Cominciamo innanzi tutto dalla modifica (integrazione) che viene apportata all’articolo 8 della legge sulla stampa, che introduce l’obbligo di rettifica entro quarantotto ore anche per i cosiddetti “siti informatici”. Innanzi tutto è ambigua la denominazione “siti informatici”: mentre in precedenza la legge riguardava le sole testate telematiche, introducendo dunque una differenziazione tra il condurre un’attività ai fini di lucro e una amatoriale, la nuova definizione abbraccia anche tutte quelle espressioni della comunicazione in internet che svolgono un qualche ruolo di diffusione e divulgazione di notizie, dunque anche siti, blog, forum. Emergono a questo punto una serie di problematiche che il ddl non chiarisce: in che modo deve avvenire la richiesta di rettifica? Come può essere ritenuta efficace tale richiesta dato che è possibile in vari casi aprire un blog o un sito senza fornire dati personali o al più fornirli falsi? Come può il gestore del “sito informatico” stabilire se colui che gli inoltra la richiesta di rettifica sia effettivamente danneggiato e soprattutto se sia legittima la sua richiesta, avendo per questo ultimo caso solo due giorni a disposizione per effettuare delle verifiche? Per non addentrarci eccessivamente nelle contraddizioni giuridiche di questo provvedimento vi rimando all’analisi fatta da Elvira Berlingieri a questo indirizzo http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/12/ddl-intercettazioni-tanti-dubbi-sulla-rettifica  . Un altro provvedimento che voglio evidenziare, in quanto lo considero collaterale, è l’articolo 50 bis del cosiddetto “pacchetto sicurezza” approvato di recente. Questo articolo riguarda la “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”. In sostanza, su segnalazione dell’autorità giudiziaria, il Ministro dell’Interno può richiedere ai fornitori di connettività l’oscuramento di blog e siti qualora ci siano gli estremi; . L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per l’ apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali. Ho voluto collegare i due provvedimenti perché qualora un individuo decidesse di esprimere il proprio dissenso verso una legge, come quella di cui si discuteva sopra, a mezzo internet incapperebbe in sanzioni che possono essere definite “severe”. Dal punto di vista del comunicatore, quello a cui si assiste è un tentativo anche se maldestro di irreggimentare un fenomeno, quello dei blog in particolare, che fin’ora aveva goduto della più ampia libertà e autoregolamentazione. Poiché esistono molti punti oscuri, in particolare per quanto riguarda la definizione di persona fisica responsabile delle pubblicazioni su un blog, è probabile che nei mesi successivi si arrivi ad una disciplina riguardante anche tutti quegli aspetti lasciati in sospeso da questo ddl, è sto pensando per esempio ad un possibile obbligo di identificazione per tutti coloro che vorranno pubblicare un blog. Inoltre, l’obbligo di rettifica entro la quarantotto ore scoraggia, a mio parere, l’attività degli attuali ma anche dei futuri blogger, che è “amatoriale” per definizione. L’unico modo per aggirare un tale provvedimento sembra essere quello di disporre la cancellazione di tutti i commenti ogni due giorni, cosa che però renderebbe totalmente aleatorio e privo di significato un qualsiasi scambio di idee a mezzo web. Per quanto riguarda invece gli effetti del ddl sulle intercettazioni sulla stampa, la questione è molto semplice: è prevista introduzione di un nuovo reato, quello della pubblicazione di intercettazioni per le quali “sia stata ordinata la distruzione” per il quale si prevede il carcere da uno a tre anni. La stessa sanzione è stabilita per la pubblicazione di intercettazioni riguardanti terzi estranei alle indagini e “irrilevanti”. Gli editori che pubblicheranno atti o intercettazioni in divieto degli obblighi di legge saranno multati. Infine viene previsto il divieto di pubblicazione di nomi o immagini di magistrati “relativamente ai procedimenti e processi penali a loro affidati”, fatto salvo il caso in cui l’immagine non sia indispensabile al diritto di cronaca. Da molti questa è ritenuta una grave violazione del diritto di cronaca ed in particolare dell’articolo 21 della Costituzione, il quale recita “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.” Impedire a priori una pubblicazione è sempre sbagliato perché limita la libertà di informazione: nella giurisprudenza angloamericana un provvedimento come questo sarebbe ritenuto impensabile, in primo luogo perché ci si affida al buonsenso del giornalista, in secondo luogo perché se effettivamente è stato commesso un reato toccherà ad un giudice stabilirlo e comminare una pena al responsabile in base all’entità della colpa.

Alessandro Fasolo, Università di Padova

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Commenti»

1. redazione - giugno 25, 2009

Nel ringraziare Alessandro per il contributo, invito tutti a inviare i vostri commenti e/o osservazioni, comunque la pensiate.
Luigi

2. Gabriele - giugno 25, 2009

Se è vero che comunicare significa mettere in comune, anche questo articolo ci offre la possibilità di approfondire alcuni aspetti non sempre ben delineati. Nel post “pubblicità e progresso” che ospitate c’è scritto che – [devono coinvolgere e invitare i cittadini ad “agire”] ; la strada che state seguendo, da questo punto di vista, è giusta. Continuate così.

3. Marzia S. - giugno 26, 2009

L’Articolo di Alessandro è emblematico di come si possa interpretare la norma giuridica. Dipende dalla sensibilità e dall’ambiente culturale nel quale ti sei formata. Io ritengo sia lecito voler tutelare la privacy di tutti come è altrettanto lecito punire chi questa privacy la vìola a mezzo media. Non voglio essere di parte ma una volta tanto mi sento vicina un governo che dà la risposta al mio pensiero.
Ciao e grazie per avermi ospitato.

4. Le parole impresse - giugno 26, 2009

Ho scritto anch’io un post a riguardo. La cosa incredibile è che così si attibuiscono ai blogge tutti i doveri dei giornalisti senza dare uno stracci di diritto. Complimenti davvero!

Ne parlo qui:
http://lucasirianni.wordpress.com/2009/06/16/rdl-la-rete-delle-liberta/

5. Paola - luglio 3, 2009

Ieri il garante sembra essersi pronunciato sulla dubbia proposta di applicare atti dissuasivi (leggasi multe o carcere) nei confronti degli operatori dell’informazione..staremo a vedere.


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