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Cosa unisce e cosa divide le università dentro e fuori l’Italia gennaio 24, 2011

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Cosa unisce e cosa divide le università dentro e fuori l’Italia

 

A comparison of italian and foreign university

Mercoledì 26 gennaio, dalle 16 alle 18 circa, presso l’aula Motzo della Facoltà di Scienze della Formazione si terrà un incontro-dibattito relativo al confronto tra l’università italiana e le università di alcuni paesi esteri. All’incontro parteciperanno 5 visiting professors attualmente in servizio presso l’ateneo di Cagliari (programma finanziato dalla RAS):

– Herrera-Marschitz, Mario – Medical Faculty, University of Chile (Santiago)

– Tuncay Aktosun – Department of Mathematics, University of Texas at Arlington

– Linda Stern – Dept. Of Computer science and software engeneering , University of Melbourne

– Roberto Muffoletto – Dep. of Curriculum and Instruction, Appalachian University (Boone, North Carolina)

– Sanjay Kasture – Pinnacle Biomedical Research Institute, India

Il dibattito è aperto a tutti gli interessati. 

Firmato

Elisabetta Gola (Presidente del Corso di Scienze della Comunicazione)

Stefano Federici (Docente di Informatica e di Semantica del web)

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Lettera inutile, “ameno” che… gennaio 21, 2011

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Associazione dottori in scienze della comunicazione italiani

Ricevo e  pubblico il contributo di Simone di  Biasio

brillante Dottore  in Scienze della Comunicazione

Almeno una letterina la saprò scrivere. E così ho pensato di rispondere alla dott.ssa MariaStella Gelmini, che in quel di Reggio Calabria passò per vacanze giuridiche e “meritati” consensi prima di approdare alla corona d’alloro sul capo. Eppure a Scienze della Comunicazione, tra l’altro, m’insegnano come fregano le menti più sciatte tramite i mezzi di distrazione di massa.. Non per rifarlo, ma a mo’ di prevenzione in casi come quello di martedì 11 Gennaio scorso. All’attuale Ministro dell’Istruzione italiano evidentemente lo studio delle leggi non interessava quanto l’arrivare dritta al punto: la laurea. E anch’io il pezzo di carta adesso ce l’ho, da un mese. La laurea di cartone in Scienze delle Merendine è mia. Magari troverò pure un lavoro socialmente utile. No, dimenticavo: la mia laurea non è tecnica, è inutile. Un’amenità. Che bello, ho anche un 110 inutile e una lode amena.

Cavolo, a pensarci era tutto così semplice: mia madre voleva che mi arruolassi. Mi diceva: “Farai il giornalista lì dentro (nell’esercito, ndr), almeno hai uno stipendio garantito”. Mio nonno mi ha sempre consigliato di entrare in politica: “Può sempre servire”, incalzava. I giornalisti ascoltati prima della fatidica scelta universitaria me l’avevano persino detto in faccia: “Evita Scienze della Comunicazione come la peste!”. I calcoli all’Università non me li hanno insegnati, però 2+2 fa quasi 4. Quindi sono un appestato imbecille laureato di carta in una Facoltà inutile protesa alle amenità. La dott.ssa Gelmini ne conoscerà il significato? Non credo, visto che per lei io studio “Scienze delle comunicazioni. È inutile spiegarle che è al singolare e le comunicazioni non esistono. Lei mica è una tecnica, è un insigne giurista. L’apostrofo? Inutile, una amenità. Tanto non se n’accorge nessuno. Come non si accorge nessuno che gli studi in Comunicazione soltanto in Italia raggiungono questi livelli di svalutazione. Come non si accorge nessuno che esiste un popolo di Comunicatori preparato e un popolo di Comunicatori impreparato Come esistono giuristi insigni e giuristi che considerano “leggi” al massimo un imperativo seconda persona singolare. Come non si accorge nessuno che gli Studi sulla Comunicazione vanno incoraggiati. Ma se non si investe sulla Cultura, se si tagliano i fondi al cinema, al teatro, volete che lascino in piedi i nuovi approcci al giornalismo e ai media elettronici? Fu Umberto Eco ad iniziare l’istituzionalizzazione dei curricula in Comunicazione negli Anni Novanta. È inutile pure lui? Un tipo ameno, visti i suoi studi poco tecnici. Ah, per la Gelmini parlano i dati? A me i numeri hanno sempre provocato allergie con prurito agli occhi, ma… et voila!

Dagli ultimi dati dell’osservatorio Almalaurea emerge tutto che i laureati del 2004 in Scienze della Comunicazione, a cinque anni dalla laurea, lavorano nell’87% dei casi, mentre la media nazionale è dell’82%. Anche i neolaureati triennali in Scienze della Comunicazione del 2008 lavorano più  della media nazionale: 49% contro 42,4%, ma scontano stipendi più bassi e una maggiore precarietà. Nell’ultimo numero di Gennaio di “Comunicazione.doc” Andrea Cammelli rileva che la situazione lavorativa nel 2009 risulta “assai più preoccupante per tutti i laureati, anche quelli delle cosiddette ‘lauree forti’ come Ingegneria ed Economia.

E comunque non ci scaldiamo per così poco, Comunicatori. Pensate che secondo Henry Louis Mencken, giornalista dei primi anni Cinquanta del Novecento noto come “il saggio di Baltimora”, “Tutto ciò che è inutile è sempre rispettabile, per esempio la religione, i vestiti alla moda, la conoscenza della grammatica latina”. È inutile, io in Scienze della Comunicazione ci credo.

Scienze della Comunicazione dice B.A.S.T.A alla disinformazione e apre a nuovi equilibri gennaio 14, 2011

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Associazione dottori in scienze della comunicazione italiani

Con grande piacere ricevo e pubblico il contributo della Prof. Giovanna Cosenza   Presidente della Magistrale in Semiotica  presso il Dipartimento di Discipline della Comunicazione dell’Università di Bologna

Questo è   l’articolo completo  leggi, clicca  su ogni link  e diffondi i contenuti a tutta la tua community

Per parte nostra riteniamo particolamente importanti questi contributi e  ci auguriamo che gli stessi vengano ulteriormente arrichiti  da ulteriori suggerimenti e proposte che altri Presidenti  vogliono fare per allineare la “loro” proposta formativa ai migliori standard internazionali in fatto di Comunicazione. Dentro l’università italiana, in taluni casi, le facolta e i corsi di laurea in scienze della comunicazione rappresentano delle vere e proprie eccellenze che  nulla hanno da invidiare alle migliori realtà internazionali.

Infine, mi permetto di dire che con una mobilitazione mai registrata prima,  così forte, sentita e convinta si è raggiunto e superato un punto di non ritorno: è palpitante in tutti noi  la coscienza che più a  nessuno (a qualunque colore appartenga) sarà consentito usare termini fuori luogo parlando di Scienze della Comunicazione senza pagare un caro prezzo in termini di reputazione personale (Gelmini docet) . 

Luigi Pilloni

p.s. E’ di questi giorni la proposta di istituire una sorta di commissione conoscitiva composta da rappresentanti del ministero, presidi, organizzazioni dei laureati e laureandi, imprenditori per uno confronto/scambio di idee su come rendere ancora più efficaci i nuovi paradigmi legati ai temi della comunicazione, vogliamo parlarne concretamente?

Su SDC e le prospettive della laurea  potrebbe interessarti anche questo  contributo di Alessio Viscardi

2010 in review gennaio 2, 2011

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